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Dorin
Mihai

Photography

www.dorinmihai.com

“Considero il potere di fermare l’attimo in una fotografia, un’energia difficile da spiegare a parole.”

Dorin Mihai, classe 1980, è nato a Galati (Romania) e vive a Rimini. Si forma in information technology. Photoreporter dal 2011, autore di numerose mostre in Italia, soprattutto in Toscana, collabora da tempo con diversi fotografi. Nel 2013 indirizza la propria attività artistica verso il fotogiornalismo rurale e nel 2015 dà vita al Laboratorio F64, progetto nato per avvicinare i giovani alla fotografia attraverso corsi e workshop fotografici. Nel 2014 l’incontro con il coreografo Claudio Gasparotto lo avvicina alla danza e alla fotografia di scena, con una collaborazione assidua e permanente. Il centro del suo lavoro e della sua ricerca artistica si focalizza in questi ultimi anni, oltre che sulla fotografia di scena, sul racconto della realtà rurale della sua terra di origine. Questo suo impegno ha dato vita nel 2016 all’Associazione Culturale Alter.NATIVA, di cui è Presidente, con l’obiettivo di promuovere la Romania, la sua storia millenaria, la sua gente, le sue tradizioni e la sua identità culturale.

” La mia passione per la fotografia nasce dal divieto di usare la macchina fotografica. Avevo 6 anni quando mio padre mi vietò di toccare uno dei pochi oggetti tecnologici che avevamo in casa, una SMENA analogica che tutt’ora conservo con amore. Spesso di nascosto, quando rimanevo da solo aprivo quel cassetto, la prendevo tra le mani, e facevo finta di scattare. Quell’oggetto mi ha affascinato per degli anni, lo consideravo fonte d’immagini, testimoni del passare del tempo.  Ricordo ancora il suono della mia prima fotografia scattata per errore solo perché nel mio innocente gioco da bambino avevo trovato il rullino tirato.

La vita mi ha portato a studiare informatica e da lì a breve ad esercitarla  come professione , ma il mio pensiero era rimasto alla vecchia SMENA di mio padre.  Eravamo già nell’era del digitale quando, nel 2011, dopo un lungo periodo, mi sono riavvicinato alla fotografia.  Da allora non ho più smesso di imparare,  guardare, sentire, fuori e dentro di me…”

È un'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.
Henri Cartier-Bresson